Solo qualche mese fa la Svizzera, dopo anni di austero isolamento fiscale, ha dato il via libera alla condivisione dei dati relativi ai conti correnti bancari degli stranieri, secondo i dettami dei protocolli OCSE a cui ha aderito, che già molti altri paesi europei rispettano da anni. In Svizzera, invece, il segreto bancario era una sorta di baluardo storico e retaggio culturale e non tutti hanno accolto favorevolmente la notizia della sua fine.
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Ma almeno per il momento c’è una piccola diversificazione. La misura interesserebbe solo i capitali degli stranieri con residenza all’estero e non coloro che nella nazione elvetica ci vivono da tempo. Per cui, coloro che non vogliono essere soggetti alla necessità di vedere i propri patrimoni dichiarati alle autorità fiscali, stanno pensando di prendere una cittadinanza elvetica dell’ultimo minuto.
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Sono già da tempo numerose, infatti, secondo fonti locali, le cosiddette cittadinanze fasulle, quelle create a posto da coloro che ancora una volta tentano di aggirare i controlli del fisco internazionale.
Ma ora arriva una nuovo proposta dal governo proprio per porre fine a questo fenomeno. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha proposto infatti che lo scambio automatico delle informazioni bancarie avvenga anche per i domiciliati in Svizzera e non solo per gli stranieri. Così gli uffici delle imposte dei diversi cantoni svizzeri riceverebbero in poco tempo le informazioni relative a questi depositi.
L’opinione pubblica svizzera è quindi divisa tra chi sostiene l’abolizione a priori del segreto bancario e chi vuole addirittura introdurlo nella Costituzione del paese.