Banche “sistemiche”, Basilea 3 diventa ancora più esigente

 A volte ci sembra che finora si sia solamente scherzato, visto che misure venduteci come “di rigore” sono state prima annacquate e poi inasprite di nuovo sull’onda di una crisi economica che pare essere più grave di quanto ci si voglia far credere, ma per superare la quale – questa, almeno, ci sembra essere la strada che stanno percorrendo i Governi di tutto il mondo – è inutile piangersi addosso mentre è molto meglio praticare un sano (dunque non scriteriato) ottimismo così da avere la forza e la determinazione necessari per superare l’ostacolo. Guardiamo, ad esempio, al comparto bancario, dove è stato trovato un accordo di massima sui requisiti di capitale per le grandi banche “sistemiche”.

Banche e Basilea III, gli Istituti di credito italiani sono pronti

 In Italia il sistema bancario è pronto sia a rispettare, sia a adeguarsi alla nuova regolamentazione di Basilea III. A dichiararlo nei giorni scorsi è stato Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana, in concomitanza con “Basilea3–dopo Seul”, un incontro promosso dall’Associazione nel corso del quale è stato fatto il punto sia sull’evoluzione del quadro normativo, sia sui nuovi requisiti patrimoniali che gli standard di Basilea richiedono agli Istituti di credito; nel corso dell’incontro, inoltre, sono state analizzate, sempre in merito ai nuovi criteri, le ricadute sull’economia, i relativi criteri di applicazione su scala mondiale, nonché le conseguenti modifiche allo scenario regolamentare. Nello stesso tempo il Direttore dell’ABI ha comunque colto l’occasione per sottolineare come, a fronte della condivisione dell’obiettivo della stabilità con Basilea III, si debba andare a limitare l’impatto sulla crescita delle nuove misure in modo tale che si possa rimanere, nel sostegno all’economia nazionale, vicini alle imprese ed alle famiglie.

Basilea III e accesso al credito, situazione kafkiana

 Per quel che riguarda i vincoli, più stringenti, imposti da Basilea III, la situazione è kafkiana. A dichiararlo nei giorni scorsi è stato Andrea Gibelli, Assessore all’Industria, all’artigianato e all’edilizia, nonché vicepresidente della Regione Lombardia. Questo perché da un lato con le nuove regole di Basilea III viene chiesto in sede comunitaria da parte degli Istituti di credito un maggiore controllo sui bilanci delle aziende cui deve essere concesso il credito; dall’altro lato, invece, è proprio l’Europa che allo stesso modo, in maniera palesemente contraddittoria, chiede alle banche di fare il loro mestiere, ovverosia concedere credito attraverso mutui, finanziamenti, leasing e prestiti alle piccole e medie imprese per sostenere l’occupazione, la crescita e lo sviluppo. Il vicepresidente Gibelli, intervenuto a Lecco ad un convegno dal titolo “Basilea III. Quale credito per le piccole imprese“, che è stato organizzato dalla CNA, ha di conseguenza posto l’accento sul fatto che “Lo Stato chiede due cose diverse e opposte a monte e a valle sull’accessibilità al credito“.

Basilea 3 e ISC: più costi per le banche, più spese per i clienti

 Domanda, con l’impressione che per i nostri lettori sia facile facile rispondere: su chi credete che le banche abbiano deciso di scaricare i maggiori costi imposti da requisiti patrimoniali decisamente più elevati (Basilea 3) e leggi all’insegna della trasparenza? Siamo convinti che abbiate indovinato la risposta, ma per confermarla ve la diamo anche noi: sul cittadino-risparmiatore, come era ovvio attendersi. Se non altro, consoliamoci con una considerazione: il sistema funziona! Sono bastati infatti quattro mesi, dallo scorso maggio a questa fine di settembre dalle temperature frizzantine, per far partire una corsa ai rincari innescata dall’obbligo, imposto dalla Banca d’Italia a carico degli istituti di credito, di mettere a fianco di ogni conto corrente l’Isc, indice sintetico di costo annuo.

Basilea 3. Italia, Germania, Francia e Spagna: le reazioni delle banche alle nuove misure

 Il tempo delle strette di mano, più o meno cordiali e soddisfatte, è già alle spalle: ora le banche devono cominciare a fare i conti con le misure previste dal protocollo d’intesa di “Basilea 3” e con i costi che queste nuove direttive comporteranno a loro carico. Già, perché il risultato di una migliore qualità, ed una maggiore quantità, di capitale di garanzia non può che essere raggiunto attraverso un rimodellamento sostanziale della struttura di ciascun istituto, ed è chiaro che ogni ristrutturazione ha in sé un costo. La prima asticella fissata dai banchieri centrali è stata collocata a fine 2012, quando il nocciolo duro del capitale (common equity) in grado di assorbire le perdite dovrà passare dal 2 al 3,5%, gradino intermedio obbligatorio per arrivare al 4,5% nel 2015.

Basilea 3, Draghi e Trichet: “Mette fine all’incertezza!”

 Quando si gioca a Monopoli, può capitare di vincere anche investendo tutto quanto si possiede: basta salvare un cento lire (provare per credere…). Nella finanza reale non è così, o quantomeno così non dovrebbe essere, anche se invece è stato, ma ci hanno promesso non sarà mai più dopo l’approvazione – domenica scorsa – delle regole denominate di “Basilea 3”. Maggiore patrimonializzazione per le banche, requisito fondamentale per continuare ad esercitare. Ma come se la caveranno le banche italiane? Sicuramente benissimo, in special modo nella prima fase. A confermarlo è stato uno che di banche italiane deve intendersi, essendo il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi: le banche italiane “mostreranno livelli di capitale molto superiori agli standard minimi richiesti”, saranno in grado di raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’accordo e “continueranno a sostenere le imprese e l’economia”.

Basilea 3: i cardini dell’accordo

 Regole, globali, più severe: in queste tre parole, è contenuta tutta la sostanza della “Rivoluzione Basilea 3”. Del resto, l’obiettivo delle autorità bancarie dopo la crisi che da due anni sta piegando il sistema produttivo del mondo occidentale è chiaro: quanto accaduto nel 2008 non può e neppure deve più ripetersi, mai più. È per questo che domenica scorsa a Basilea si è chiuso l’accordo sul nuovo assetto da dare agli istituti di credito, con regole mirate ad aiutare le banche a fronteggiare le future crisi attraverso il ricorso ad un rafforzamento degli asset.