Sofferenze bancarie in decisivo aumento nel 2014

 Nonostante gli sforzi compiuti dalla Banca Centrale Europea e quelli di Mario Draghi nel corso del 2014 non è avvenuto quell’atteso passaggio di liquidità dal mondo degli istituti di credito a quello produttivo che tutti si sarebbero aspettati. Le imprese italiane nel giro di un anno hanno infatti perso altri 6 miliardi di finanziamenti e l’economia reale non ha ancora tratto benefici dalle aste di liquidità messe in campo dalla Banca Centrale. 

Prestiti PMI a breve termine: tassi di interesse troppo alti

 In Italia i prestiti a breve termine, quelli con scadenza inferiore ad un anno, vengono concessi alle piccole e medie imprese dal sistema bancario con tassi di interesse che sono tra i più alti d’Europa. Questo è quanto emerge da uno studio effettuato dalla Cgia di Mestre prendendo a riferimento gli ultimi dati forniti dalla Banca centrale europea (Bce), ovverosia quelli dei primi cinque mesi di quest’anno. Nel dettaglio, la media dei tassi applicati in Italia alle PMI dalle banche, per i prestiti a breve termine, si è attestata nei primi cinque mesi di quest’anno al 3,75%, ovverosia sensibilmente sopra la media dell’Eurozona posizionata al 3,43%. Lo scarto è pari a ben un punto percentuale circa rispetto a Paesi come la Francia, dove il tasso medio è al 2,67%; ma i prestiti a breve termine costano di più anche in confronto all’Olanda, dove si paga in media il 2,92%, ed alla Spagna con il 3,31%.

Italia: crescono i debiti delle famiglie, ma in Europa…

 La stessa Italia che in Europa detiene il record per quanto riguarda il debito pubblico, si segnala anche perché, invece, conferma un’esposizione finanziaria delle famiglie verso le banche relativamente modesta (benché in crescita) rispetto a quella degli altri partner continentali. L’ultima fotografia, scattata dalla CGIA di Mestre e relativa al 2009, segnala infatti che l’indebitamento complessivo dei cittadini italiani ha raggiunto la bella quota di 524,1 miliardi di Euro, con un aumento del 2,5% rispetto al 2008. Il dato diventa meno allarmante se confrontato con gli 897 miliardi della Spagna, oppure con i 924 della Francia, i 1515 della Germania e i 1605 del Regno Unito. Italiani più virtuosi, dunque?

Finanziamenti imprese: soluzione al ritardo nei pagamenti

 Nel nostro Paese le imprese, in particolar modo quelle medie e piccole, molto spesso sono costrette a ricorrere a finanziamenti attraverso il canale bancario anche quando in teoria, ma anche in pratica, non ne avrebbero bisogno. Questa tendenza, tra l’altro, si è fortemente accentuata negli ultimi due anni a causa della crisi che ha ulteriormente allargato i tempi medi tra l’emissione delle fatture ed il loro reale ed effettivo pagamento. A mettere palesemente in evidenza questa situazione è stata la CGIA di Mestre, la quale nello specifico ha rilevato come ogni anno in Italia le imprese siano costrette ad assumersi costi complessivi stimabili in ben dieci miliardi di euro a causa del ritardo nei pagamenti.

Accesso al credito: banche, poca voglia di rischiare

 Analizzando i dati sui prestiti a breve, medio e lungo termine concessi alle imprese, emerge che in Italia gli istituti di credito hanno sempre meno voglia di rischiare. La CGIA di Mestre, infatti, ha rilevato che nei dodici mesi intercorsi tra il luglio 2008 ed il luglio 2009, i prestiti a breve termine, ovverosia quelli con scadenza inferiore ad un anno, che di norma vengono concessi senza garanzie reali, hanno fatto registrare una contrazione del 2,1%; lo stesso dicasi per i prestiti a medio termine, ovverosia con scadenza fino a cinque anni, che sono scesi addirittura del 10,7%. Diversa è invece la musica per i prestiti con scadenza oltre i cinque anni, quelli a lungo termine, per i quali le banche chiedono garanzie reali come ad esempio quelle ipotecarie o il pegno: in tal caso, infatti, gli impieghi degli istituti di credito, nel periodo preso in considerazione, sono balzati del 9,9%.

Prestiti: aumentano le garanzie richieste per ottenerli

 Ottenere un prestito in banca senza fornire adeguate garanzie sta diventando sempre più difficile, sia da parte delle imprese, sia da parte delle famiglie. Basti pensare che al Sud, area più interessata a tale fenomeno, per ogni cento euro che la banca concede la banca stessa chiede oltre 40 euro in garanzie reali a copertura delle somme erogate. Su scala nazionale, invece, le banche per ogni 100 euro che prestano vogliono in media 29,6 euro di garanzie; il dato, rilevato dalla CGIA di Mestre sui dati disponibili alla fine dello scorso mese di marzo, è in rialzo di 1,6 punti rispetto al dicembre del 2008 e conferma, in linea tra l’altro con quanto messo in evidenza nei giorni scorsi dalla Banca centrale europea, come le condizioni di accesso al credito siano diventate più stringenti con conseguenti limitazioni e difficoltà per il credito al consumo alle famiglie e per l’erogazione di mutui e prestiti di cui hanno bisogno le imprese sia per la gestione ordinaria, sia per fronteggiare le difficoltà temporanee legate alla contrazione della domanda di beni e servizi.

Tassi prestiti: costi elevati per quelli a breve termine

 Negli ultimi mesi sia le famiglie, sia le imprese, hanno potuto approfittare, per la stipula di mutui e di prestiti, di tassi di interesse più bassi e più vantaggiosi in virtù della progressiva riduzione del costo del denaro. Pur tuttavia, i tassi di interesse applicati in Italia alle piccole e medie imprese sui finanziamenti a breve termine rimangono tra i più alti rispetto a quelle applicati alle PMI negli altri principali Paesi dell’Unione Europea. A rilevarlo è la CGIA di Mestre in base agli ultimi dati disponibili, ovverosia quelli dei primi sette mesi del 2009, da cui è emerso come in Italia le aziende, per i prestiti con durata inferiore ad un anno, paghino in media un tasso di interesse del 4,02%, ovverosia oltre quattro volte il tasso di interesse di riferimento attualmente fissato dalla Banca Centrale Europea.

Italia, Paese di Santi e… debitori: ogni famiglia è sotto di 15mila €uro

 C’era una volta l’economia virtuale; quella che acquistava prodotti generando debito (invece che reddito) anche indipendentemente dalla effettiva possibilità di riuscire ad onorarlo, quella che viveva al di sopra delle proprie possibilità, quella di una “Belle Epoque” che non si poneva domande bensì insisteva sul proprio stile di vita. C’era una volta, speriamo non ci sia più. Colpa, ma anche merito, della crisi economica dalla quale – qualche importante istituzione afferma – stiamo per uscire. Ammesso che non si generi il ciclo detto “a doppia V”, con recessione, ripresa, contro-recessione ancor più grave. Sarebbe una catastrofe, specialmente per quelle famiglie dall’economia fragile e dall’indebitamento elevato, come tante ce ne sono anche in Italia.

Mutui e prestiti: famiglie sarde tra le meno indebitate

 Da quando l’euro è iniziato a circolare nelle tasche degli italiani, e fino ad oggi, il livello medio di indebitamento delle famiglie è cresciuto di oltre l’80%. Il dato emerge da un rapporto a cura della CGIA di Mestre, che ha preso in considerazione nel periodo sia il denaro preso a prestito dalle famiglie per l’acquisto di beni durevoli, sia quello finalizzato all’acquisto o la ristrutturazione di immobili. E così, alla fine del 2008, l’indebitamento medio delle famiglie era salito a poco più di quindicimila euro, ma il dato più interessante è quello relativo alle aree del nostro Paese dove il livello di indebitamento è sopra la media; ebbene, il maggior indebitamento non si registra al Sud, dove magari ci sono maggiori difficoltà per le famiglie ad andare avanti, ma al Nord dove i redditi medi sono di norma più elevati.

Prestiti: ottenerli è più difficile senza garanzie reali

 Le società finanziarie e gli istituti di credito, al fine dell’erogazione di finanziamenti per cassa, chiedono sempre di più rispetto al passato delle garanzie reali; questo significa che, in scia alla stretta creditizia, è sempre più difficile ottenere crediti chirografari, visto che le banche, scottate e travolte dalla bolla dei prestiti senza garanzie, stanno decisamente più attente a concedere finanziamenti e prestiti con la stessa “libertà” del passato. Ebbene, secondo uno studio effettuato nelle ultime ore dalla CGIA di Mestre, alla data dello scorso 31 marzo risultava che le banche, a fronte di 100 euro di credito concesso, hanno richiesto in media ben 29,6 euro di garanzie reali, con un rialzo dell’1,6% rispetto al 31 dicembre del 2008. Ancor peggio le cose vanno se si considerano le società finanziarie, cui fanno capo all’incirca il 12% dei prestiti e dei finanziamenti erogati nel nostro Paese; nel dettaglio, le società finanziarie, sempre alla data del 31 marzo 2009, hanno chiesto per ogni 100 euro di credito erogato garanzie reali pari a ben 46,80 euro con un rialzo del 7,5% rispetto al 31 dicembre del 2008.

Finanziamenti imprese: in Italia i tassi sono tra i più alti in Europa

 In Italia il denaro preso in prestito dalle imprese attraverso le banche costa caro, molto caro. E con la stretta creditizia degli ultimi mesi, le cose sono peggiorate sotto tutti i punti di vista: dalle richieste di credito respinte all’aumento degli spread passando per la concessione di credito per un ammontare inferiore a quanto richiesto dall’impresa per i propri fabbisogni di cassa e per il sostegno ai propri piani di investimento. L’ultimissimo allarme sul costo del denaro in Italia a carico delle imprese è giunto dalla CGIA di Mestre, il cui Ufficio Studi, in base ad un’elaborazione, ha rilevato come in Italia i tassi siano e rimangano sempre più elevati rispetto ai principali Paesi del Vecchio Continente. Il differenziale, tra l’altro, è più ampio se si considerano i prestiti a breve termine, ovverosia quelli inferiori ad un anno: in tal caso, infatti, secondo le rilevazioni effettuate dall’Associazione degli artigiani e dei piccoli imprenditori, nel nostro Paese il tasso medio applicato è pari al 4,37% rispetto al 4,02% della media nell’eurozona.

Prestiti e finanziamenti: l’80% del denaro concesso finisce nelle mani delle grandi imprese

 Nel nostro Paese l’ossatura del sistema produttivo è composta da piccole e medie imprese che danno lavoro a milioni di persone e che, a causa della crisi finanziaria ed economica, che ha causato un calo della produttività e delle commesse, si sono ritrovate molto spesso a corto di liquidità. Per poter andare avanti, e superare la crisi, per molte piccole realtà imprenditoriali è stato di conseguenza necessario rivolgersi alle banche per ottenere credito, ma non sempre questo è stato concesso a causa di una forte stretta creditizia. E in tal senso non stupisce un ultimissimo studio messo a punto dalla CGIA di Mestre, da cui è emerso come l’80% del denaro concesso da banche e società finanziarie vada a finire nelle mani di appena il 10% delle aziende che, guarda caso, sono proprio grandi imprese.