CheBanca! Conto Deposito fino al 3,50%

 Per l’attivazione dei vincoli da oggi, 2 agosto 2011, e fino al 15 settembre del 2011, il Conto Deposito CheBanca! con le somme depositate a 12 mesi rende il 3,50% annuo lordo, ovverosia il 2,55% annuo netto. Questo è quanto da stamattina si legge direttamente dal sito Internet di CheBanca!, con il Conto Deposito che, lo ricordiamo, è a zero spese su tutta la linea. Non ci sono infatti costi di apertura, di gestione e di chiusura, così come l’imposta di bollo il cliente non la paga in quanto è a carico di CheBanca!. Ed il tutto con il vantaggio sia di poter ottenere con i depositi a vincolo gli interessi in anticipo, sia di poter investire anche su vincoli con scadenze più brevi potendo comunque ottenere una remunerazione interessante.

Conto deposito più attraente col super bollo titoli

 Nella manovra finanziaria triennale varata dall’attuale Governo di centrodestra c’è finito di tutto, anche l’inasprimento del bollo sul deposito titoli. Certo, l’aumento della tassa parte per i patrimoni sopra i 50 mila euro, ma in ogni caso da questo punto di vista i conti di deposito in futuro non potranno non acquisire una maggiore appetibilità. Attualmente, infatti, sul mercato i conti di deposito remunerati, da Rendimax di Banca Ifis a Conto Arancio di Ing Direct, e passando per il Conto Deposito di CheBanca!, sono tutti esenti da imposta di bollo. Anzi, non ci sono da pagare neanche spese di apertura, di gestione e di chiusura, così come i prelievi di denaro dal conto di deposito, verso i conti correnti predefiniti, sono esenti da spese, oneri e/o commissioni.

Tassi conti deposito: più rendimento e meno tasse

 Nell’odierna asta di Bot annuali, il Ministero del Tesoro, nonostante la tempesta abbattutasi su Piazza Affari e sugli stessi titoli di Stato, con lo spread Btp-Bund attorno ai 300 punti base, è riuscito agevolmente a collocare i titoli pagando però pegno in termini di rendimenti. L’odierna asta di Bot annuali s’è infatti chiusa con un rendimento in forte rialzo al 3,67%, il che apre ufficialmente la strada ad un aumento dei rendimenti nelle prossime settimane di tutti i prodotti a liquidità remunerata offerti e proposti dagli istituti di credito. Stiamo parlando, in particolare, dei conti di deposito che attualmente in promozione e non offrono un rendimento annuo lordo che di norma non si spinge oltre il 3,5%.

Conti deposito e riforma fiscale, i vantaggi

 La tassazione attualmente in vigore su strumenti di investimento a basso rischio come i conti di deposito remunerati, ma anche sulla giacenza libera in conto corrente, è una vera e propria mazzata. Stiamo parlando del 27%, il che significa che sul lordo il netto viene decurtato di oltre un quarto. E così, ad esempio, se il vostro conto di deposito, magari attivando un vincolo, rende il 3% lordo, allora significa che in questo momento annualmente vi portate a casa il 2,19% netto; insomma la tassazione s’è mangiata quasi un punto del vostro rendimento lordo. Tutto oro che cola per lo Stato italiano, ed una penalizzazione per il risparmiatore prudente visto che, ad esempio, attualmente la tassazione sui guadagni di Borsa è pari a meno della metà, al 12,5% per l’esattezza. Ma presto la musica potrebbe cambiare.

Conti deposito: Soluzione Business per professionisti e piccole imprese

 Il Gruppo bancario Intesa Sanpaolo ha ideato un interessante prodotto, un conto di deposito remunerato, per permettere alle piccole imprese ed ai professionisti di ottenere un’adeguata remunerazione dalla propria liquidità. Il prodotto si chiama “Soluzione Business 2,60%“, ed è disponibile per le sottoscrizioni fino al prossimo 30 giugno del 2011 e comunque compatibilmente con il plafond massimo reso disponibile dal Gruppo bancario. Il prodotto è riservato in particolare ai nuovi clienti, professionisti ed imprenditori che apportano presso le filiali Intesa Sanpaolo nuova liquidità proveniente da altre banche. A fronte delle sottoscrizioni entro il 30 giugno del 2011, con il prodotto è possibile ottenere un rendimento lordo pari al 2,60% a fronte di un vincolo avente una durata pari a tredici mesi. Come ogni buon conto di deposito remunerato che si rispetti, anche “Soluzione Business 2,60%” è ad attivazione gratuita, e quindi senza spese di apertura; zero euro di costi sono inoltre previsti anche per la gestione e per la chiusura.

Carta di debito Rendimax

 E’ senza canone, ed il rilascio è gratis così come gratis ogni mese, in tutta Italia ed in Europa, sono i primi cinque prelievi effettuati attraverso gli sportelli Bancomat. Si presenta così la carta di debito di Rendimax lanciata nei giorni scorsi da Banca Ifis. La carta di debito è quindi associata al conto di deposito remunerato, ed è richiedibile da parte di tutti i clienti andando a scaricare dal sito Internet, nella propria area riservata, il contratto integrativo. Per ogni operazione di prelievo o di pagamento a mezzo POS, l’addebito sarà contestuale all’operazione effettuata, ragion per cui le somme presenti su Rendimax Base continueranno a rendere in base ai tassi di interesse previsti fino al giorno della transazione. Come accennato, la carta di debito di Rendimax è a zero canone ed a zero costi di rilascio, così come è gratuito il blocco carta in caso di furto o di smarrimento, mentre la sostituzione costa 5 euro una tantum.

Rendimax, un conto deposito da 4% d’interesse

 Conto corrente come necessità, conto corrente come delusione. Se da un lato è infatti evidente il bisogno di avere una destinazione di riferimento per il proprio denaro, da indicare ad esempio al datore di lavoro per l’accredito dello stipendio, d’altra parte è altrettanto vero che i conti correnti bancari hanno un rendimento ben al di sotto delle aspettative dei risparmiatori. Non c’è trucco né inganno, semplicemente l’incidenza degli ingenti costi di gestione, che vengono “scaricati” dagli istituti di credito sulla clientela. Fanno eccezione le banche on-line, uniche a potersi permettere interessi elevati perché non devono mantenere una struttura con filiali, dipendenti e quant’altro serve al funzionamento di uno sportello. Ma altrimenti che fare?