Più sei. Non trattandosi –al contrario- di 6+, è verosimile che non sia un giudizio di sufficienza come quelli tanto ambiti dagli studenti “un po’ pigri” (per citare quegli insegnanti che cercano di rendere meno amara la pillola da somministrare ai genitori in sede di colloquio), specie in periodo di chiusura degli scrutini al termine dei quadrimestri. Le piccole banche Usa stanno cadendo una ad una come tessere di un enorme domino, ma senza l’esito spettacolare cui siamo abituati ad assistere se seguiamo le imprese dei virtuosi del genere; cadono tutte, oppure vengono assorbite da una delle 10 “too big to fail” (troppo grandi per permettersi di farle fallire, almeno secondo i piani del Governo), e finiscono in regime di garanzia sotto la sorveglianza del Fdic (Fondo di Garanzia dei depositi) prima di essere dichiarate “out of business”.
fallimenti banche USA 2010
Banche USA: 142esimo fallimento, ritoccato il record – negativo – 2009
Di più ma meglio. In questo 2010 che si appresta a finire negli archivi contrassegnato, almeno in ambito economico, dalla parola “incertezza” (come dimenticare i rischi che abbiamo corso quando la Grecia si è trovata sull’orlo del baratro in Aprile, e dopo di lei le situazioni quantomeno zoppicanti di Spagna, Portogallo e Irlanda), negli Stati Uniti hanno continuato a fallire le banche, essenzialmente le più piccole, secondo un ritmo impressionante e mai visto a memoria d’uomo. Lo scorso sabato, le autorità di controllo e garanzia statunitensi hanno infatti posto i sigilli ad altre tre banche decretandone, nella sostanza, la chiusura e la scomparsa dall’orizzonte finanziario e del risparmio gestito.
Banche USA, ennesimo fallimento: siamo a 126
Altri sigilli per una stagione che già ad oggi si configura come straordinaria, nonostante manchino ancora tre mesi pieni alla sua conclusione. Le autorità finanziarie degli Stati Uniti hanno infatti perfezionato il percorso di chiusura di un’altra banca, l’ennesima fallita in questo 2010, portando il totale degli istituti scomparsi finora quest’anno a 126, dato che riflette in maniera lampante la gravità della crisi economica peggiore dai lontani anni ’30 (all’epoca, fu la celeberrima “Crisi del ‘29”, i cui effetti secondo alcuni storici sono stati cancellati solamente dallo sforzo bellico per la Seconda Guerra Mondiale).
Banche USA, altri due fallimenti: è un 110 senza lode
Oramai si è perso il conto, ma non è certo un bel segnale. C’è chi dice 111, e noi siamo di questo partito; c’è chi ritocca il dato al ribasso e rilancia: 110! La verità è che se anche fosse vera questa seconda ipotesi, non ci sarebbe lode ma solo infamia in questo dato, relativo al numero delle banche che sono fallite negli Stati Uniti in questo 2010 che ancora ha molto da raccontare. Le ultime due vittime della crisi economica e delle sue spaventose conseguenze sull’economia mondiale sono state Palos Bank e Trust Company: con i fallimenti di questi due istituti, è salito a 111 (o 110 senza lode) vittime il bilancio della carneficina finanziaria innescata nel 2008 con l’evento-simbolo rappresentato dal crack Lehmann Brothers.
Banche USA, altri 5 fallimenti: il record 2009 vacilla
Anche in questo specifico ambito, possiamo fare meglio rispetto all’anno precedente. Peccato, però, che si tratti di una classifica “alla rovescia”, basata sul conto delle banche che hanno dichiarato fallimento a partire dallo scorso primo gennaio. È un po’ come sgranare la corona di un infinito Rosario: per chi non crede, ma magari si ritrova ad ascoltarlo mentre sta onorando la memoria di un caro, esso è una preghiera interminabile, che proprio quando sembra essere finita ritrova nuovo vigore e comincia con un nuovo ciclo di narrazioni, invocazioni e dialoghi mistici. Del resto nell’ambito specifico delle banche, a valere è una spietata selezione naturale: il più forte, il più robusto, il più adatto sopravvive; il più piccolo ed indifeso, invece, è destinato a soccombere, “mangiato” dal pesce grosso.