Bce e Fed, non si arresta il gioco al rialzo

A dispetto di quello che in tanti speravano, in realtà le intenzioni di Bce e Fed sembrano delinearsi in modo decisamente netto e, ahinoi, piuttosto preoccupante. Al rientro dalle vacanze

Mutui, ecco la situazione in seguito alle limitazioni della Fed

Il mercato aveva già saputo attraversare una stretta importante in ottica di politica monetaria e ora non fa altro che aspettare e pazientare quelle che saranno le prossime decisioni che verranno prese da parte della Bce.

C’è da dire, però, che le previsioni che avevano dato in netta ripresa l’Euribor hanno reso molto più rapido questo processo e tutto questo ha necessariamente portato il vantaggio di poter passare dal tasso variabile a quello fisso.

Tassi Usa, preoccupa e non poco il nuovo aumento

La Federal Reserve ha intenzione di mettere dei paletti ben precisi alla politica monetaria, mettendoci mano molto prima rispetto a quanto era stato previsto.  Il dollaro trova nuova linfa, intanto, mentre il rendimento del Treasury a 10 anni fa un notevole salto in avanti, arrivando a superare la soglia dell’1.70%. Perdono tantissimo le principali Borse in Europa, ma anche quella di Tokyo non è da meno.

Yuan al ribasso, la Banca centrale decide di non toccare i tassi prime rate

Una stretta inaspettata, quella della Fed a stelle e strisce, che ha portato a un netto rafforzamento del dollaro. Doveva pur rispondere in qualche modo la Cina e ha scelto di farlo adottando una politica monetaria decisamente moderata, in modo particolare scegliendo di non modificare i tassi sulle prime rate. Insomma, l’obiettivo numero uno è presto detto, ovvero raggiungere il prima possibile la stabilità.

Natale in un clima di tranquillità per le Borse e i mercati

 Le borse hanno attraversato un periodo di relativa tranquillità nel corso dei giorni delle feste natalizie. Tale situazione era già stata prevista dagli analisti in per l’Italia, dove Piazza Affari osserverà un periodo di chiusura più lungo rispetto ad altre piazze internazionali. Wall Street ad esempio ha ripreso i lavori già il 26 dicembre, chiudendo in rialzo. 

Per la FED il rialzo del costo del denaro sarà lento

 Mentre il prezzo del petrolio continua ad essere piuttosto volatile e ad oscillare tra improvvisi rialzi e pesanti ribassi e mentre l’intero mondo della finanza teme per il pericolo rappresentato dal crollo del rublo, per il momento solo scampato, arrivano almeno buone notizie da oltreoceano, dove la FED ha tenuto la sua riunione conclusiva di fine anno, in seguito alla quale è stato deciso l’andamento della politica monetaria per gli Stati Uniti. Andamento che non mancherà di avere importanti ripercussioni a livello globale, Europa compresa. 

La FED prevede un aumento del costo del denaro nel 2015

 Nel corso del 2015 il costo del denaro, oggi ai minimi storici soprattutto in Europa potrebbe tornare ad aumentare in seguito ad un globale miglioramento dell’economia. Lo prevede la FED, la Federal Reserve americana, la quale ha emesso nuove previsioni per il prossimo anno in seguito all’analisi dei dati del mese di settembre 2014, in cui, almeno in America, il tasso di disoccupazione della popolazione è sceso per la prima volta sotto la soglia del 6 per cento. 

I banchieri centrali discutono di politiche monetarie e crescita negli USA

 Si svolge in questi giorni a Jackson Hole, in Wyoming, un importante incontro nel mondo della finanza internazionale. La FED di Kansas City ospita infatti le maggiori personalità del mondo finanziario internazionale, tra cui il presidente della Banca Centrale Europea – BCE – Mario Draghi, per parlare di politiche monetarie, crescita e ripresa economica. 

Tassi invariati e meno aiuti governativi per la FED nel 2014

 Nel corso degli ultimi giorni anche la FED, la banca centrale americana, ha rivisto le stime di crescita dell’economia USA e ha preso nuove decisioni in materia di politica monetaria e di aiuti governativi al sistema, che rimane ancora abbastanza debole. Due in particolare sono state le direttive giunte al termine della riunione di due giorni in cui si è avuta la consulta del FOMC, il braccio della politica monetaria della FED.