Nei primi quattro mesi del 2009 il sistema della cooperative ha mostrato dei segnali di tenuta, in un contesto caratterizzato, comunque, dal calo dell’export e del fatturato, da un peggioramento del quadro occupazionale, dalla contrazione dei consumi e, soprattutto, da una ulteriore fase di irrigidimento del credito. E’ questo, in sintesi, il quadro emerso dalla nota congiunturale sul primo quadrimestre 2009 a cura di Elabora, il Centro Studi della Confcooperative. In particolare, secondo quanto messo in evidenza da Vincenzo Mannino, Segretario generale di Confcooperative, il sistema delle cooperative riscontra difficoltà sia per i ritardati pagamenti, specie nella Pubblica Amministrazione, sia per le difficoltà ad effettuare nuovi investimenti a causa delle barriere nell’accesso al credito, ma anche per effetto delle richieste di rientro dai fidi. Non a caso, nelle Regioni del Mezzogiorno una cooperativa su quattro si è vista respinta la richiesta di credito, quattro su dieci hanno denunciato richieste di rientro dai prestiti da parte degli istituti di credito, e quasi due su dieci sono riuscite ad ottenere il prestito ma per somme inferiori rispetto a quelle richieste.
fidi bancari
Prestiti banche: quelle “Popolari” offrono condizioni migliori
Gli ultimi sei mesi sono stati a dir poco terribili per tante piccole e medie imprese italiane che sui fidi bancari hanno spesso pagato interessi elevati, e che quando hanno richiesto nuova liquidità per affrontare la crisi ed approntare piani di ristrutturazione e di sviluppo si sono visti chiusa la porta in faccia. In particolare, ciò è avvenuto spesso con le grandi banche, mentre quelle più radicate nel territorio come le banche popolari, pur con la dovuta selettività, hanno di norma aperto di più i cordoni del credito. Non a caso, secondo quanto messo in evidenza da Carlo Fratta Pasini, Presidente dell’Assopopolari, nel corso del “Credit and Liquidity day”, nei primi quattro mesi del 2009 le banche popolari hanno incrementato gli affidamenti del 7,5%, con un +10,5% se si prendono in considerazione solamente le piccole e medie imprese.
Nuovi finanziamenti per l’internazionalizzazione con il “Progetto Impresa Italia”
Dopo l’accordo di ieri tra ABI, BEI e Confindustria per accelerare i processi di erogazione del credito, a condizioni più favorevoli, per le piccole e medie imprese, segue a ruota oggi un altro accordo importante, stavolta tra il colosso bancario europeo Unicredit e la SACE, per promuovere, agevolare e finanziare l’espansione all’estero delle imprese italiane. L’Istituto di Piazza Cordusio ed il Gruppo SACE, infatti, hanno siglato un accordo per favorire l’internazionalizzazione delle PMI con un plafond stanziato di 500 milioni di euro riservati, in particolare, a tutte quelle imprese che hanno un giro d’affari annuo di almeno 250 milioni di euro, e di questo almeno il 10% che venga conseguito all’estero. Rispettati tali requisiti, le PMI potranno accedere a linee di credito, con un minimo di 100 mila euro, ed un massimo di 2,5 milioni di euro, che saranno garantiti per una quota pari al 70% dal Gruppo SACE. Le linee di credito concesse e destinate a progetti di internazionalizzazione dovranno essere rimborsate in periodi dai tre ai sette anni, mentre le linee di credito concedibili per l’approntamento delle forniture all’estero dovranno essere restituite nell’arco di un periodo di tempo di minimo sei e massimi diciotto mesi.