Dopo aver portato per l’ennesima volta il costo del denaro al suo minimo storico, facendo passare i tassi di interesse dallo 0,5% allo 0.25%, la Banca Centrale Europea si appresta a mettere in campo nuove misure per i nuovi rischi che sembrano affacciarsi sull’orizzonte europeo.
Mario Draghi
La Banca Centrale Europea taglia il costo del denaro allo 0,25%
Come anticipato anche nei giorni passati, arriva da parte della BCE, la Banca Centrale Europea, una nuova operazione sul costo del denaro, che viene ulteriormente abbassato ad un tasso di interesse dell0 0,25%. Ancora una volta, dunque, il costo del denaro tocca il minimo storico.
La Banca Centrale Europea mantiene invariati i tassi
Ancora una volta la Banca Centrale Europea – BCE – ha deciso di continuare a perseguire quella politica accomodante inaugurata ormai molti mesi fa. In questo modo, infatti, l’Eurotower sostiene e continua e sostenere l’economia del Vecchio Continente in un momento piuttosto difficile della sua storia.
Tassi BCE restano fermi allo 0,5%
Alle ore 13.45 la Banca Centrale Europea ha comunicato ufficialmente di aver mantenuto fermi i tassi di interesse nell’area euro allo 0,5%, ovvero sul livello più basso di sempre. Nessuna novità nemmeno per ciò che concerne i tassi sui depositi presso la BCE, che restano invariati allo 0% allo scopo di rilanciare il credito e di scoraggiare le banche commerciali europee a depositare denaro nei forzieri di Francoforte. Fermo anche il tasso sui prestiti overnight all’1%. Il dato sui tassi nell’eurozona era ampiamente scontato dal mercato.
Politica bassi tassi Bce proseguirà a lungo
Dall’ultima riunione della BCE è emersa la volontà dell’istituto monetario di Francoforte di mantenere l’attuale politica monetaria accomodante ancora per molto tempo. Il governatore dell’Eurotower, Mario Draghi, non ha indicato con precisione fino a quando i tassi di interesse resteranno su livelli estremamente bassi nell’area euro, ma ha comunque fatto intendere che di certo non saranno alzati né tra 6 mesi né tra 12 mesi considerando la debolezza dell’economia continentale. In realtà, il banchiere italiano non ha escluso la possibilità che i tassi di interesse nell’eurozona vengano ulteriormente abbassati.
Banche “sistemiche”, Basilea 3 diventa ancora più esigente
A volte ci sembra che finora si sia solamente scherzato, visto che misure venduteci come “di rigore” sono state prima annacquate e poi inasprite di nuovo sull’onda di una crisi economica che pare essere più grave di quanto ci si voglia far credere, ma per superare la quale – questa, almeno, ci sembra essere la strada che stanno percorrendo i Governi di tutto il mondo – è inutile piangersi addosso mentre è molto meglio praticare un sano (dunque non scriteriato) ottimismo così da avere la forza e la determinazione necessari per superare l’ostacolo. Guardiamo, ad esempio, al comparto bancario, dove è stato trovato un accordo di massima sui requisiti di capitale per le grandi banche “sistemiche”.
Draghi: “Ripresa sì, ma sul modello Germania”
Riferiamo in ritardo, ma non avremmo potuto non riferire: del resto, ci sono esigenze di urgenza che mal si posano con la contemporaneità della successione di notizie, ma il blog ha il vantaggio di consentire a chi scrive (così come a chi legge) un commento rispetto all’argomento del giorno. Ebbene, rintracciate le dichiarazioni del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, rilasciate a Seul in occasione della conferenza del Financial Stability Board di cui lo stesso è presidente, non avremmo potuto non darne conto. Anche perché, a fronte di una situazione dove i “corvacci” del malaugurio sono sempre all’opera, l’analisi serena di un’istituzione super partes può aiutare a capire la situazione.
Conti Corrente, Prestiti e Mutui: Italia maglia nera della trasparenza, sui cittadini una tassa oscura di 350 euro
“I furbi sono sempre gli stessi”. È questa un’opinione comune, ben espressa da un proverbio in milanese che evitiamo di citarvi, che descrive la situazione italiana all’indomani della manovra correttiva da 24 miliardi di euro varata dal Governo per scongiurare il rischio di un default e di una svalutazione dei titoli di debito pubblico del BelPaese, come accaduto alcune settimane or sono in Grecia. Nella manovra, infatti, sembra non esserci traccia alcuna di interventi a carico delle banche: si bloccano i rinnovi dei dipendenti pubblici, si cancellano alcuni enti, non si introduce alcuna tassa aggiuntiva sulle transazioni ai danni dei giganti della finanza, cosa che invece è successa altrove con previsioni di gettito di un certo rilievo (120 miliardi di dollari negli USA).
Draghi, 2010 anno decisivo
Le banche al collasso, le famiglie in crisi. E qualche piccolo, piccolissimo segno positivo. La ripresa è debole in Europa e fragile ovunque. Ma il 2010 sarà un anno cruciale. Lo dice Mario Draghi, governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Board. «Quasi tutte le banche sono sulla via di risolvere i problemi di finanziamento, ma i loro bilanci sono ancora esposti a elementi di fragilità legati soprattutto allo stato della ripresa economica» ha affermato il governatore nel corso dell’audizione della commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo su «La strategia post crisi e la modernizzazione dell’architettura finanziaria globale». Draghi ha parlato come presidente del Fsb, l’organismo internazionale che promuove la stabilità finanziaria.
Banche & Assicurazioni: serve più trasparenza
Se il mercato assicurativo e quello bancario fossero specchi d’acqua, qualcuno li paragonerebbe a torbidi stagni: la vita brulica anche lì, ed in effetti non mancano le proposte di nuovi prodotti e soluzioni di risparmio o previdenza, ma è davvero difficile farsi un’idea di tutto quello che c’è sotto perché le acque sono ferme, limacciose, niente a che vedere con la trasparenza cristallina dei torrenti di montagna. Ma se nel caso degli stagni questa è una caratteristica necessaria, negli altri due mondi che abbiamo deciso di prendere come termini di paragone le cose non vanno proprio nella stessa maniera. Anzi… è qui che si inserisce il monito di cui andiamo a rendervi conto.
Forex di Napoli 2010, i banchieri: “Più infrastrutture, meno regole”
Non solo accuse e trame di mercato al recente Forex di Napoli, i cui lavori si sono conclusi domenica scorsa. I banchieri, infatti, hanno avuto modo di far sentire la propria voce, ma a quanto sembra dal documento conclusivo da essi prodotto hanno messo in luce anche la forza di un progetto di rilancio dell’economia reale in Italia che gradirebbero fosse messo in opera, e a vederlo così possiamo dire che gradiremmo anche noi. Investimenti in infrastrutture e regole certe per fare ripartire la crescita in Italia: è questa la ricetta che banchieri e imprenditori sono pronti a sottoscrivere perché il sistema Italia non si faccia trovare impreparati quando l’economia ritroverà il sentiero dello sviluppo.
Draghi alle banche: “Costi oscuri, interveniamo”
Per fortuna in questa Italia attraversata da scandali sessuali (dei quali, diciamolo, ci importa anche poco finché non diventano la contropartita per una corruzione) e degrado della politica resta ancora qualche figura che ci consente di ben sperare. Tra le altre, segnaliamo oggi quella di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia secondo alcuni lanciato verso la presidenza della BCE. In una fotografia dell’Italia economica scattata da Napoli, Draghi ha trovato (anche, dato che gli argomenti sono stati molteplici) il modo di lanciare una strigliata alle banche su costi delle commissioni, mutui e compensi ai manager. Soffermandosi principalmente sul primo di questi tre punti…
Carte di Credito? Giovani esclusi
L’annuncio fatto dal Governo, per bocca del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, a inizio anno è stato molto chiaro:
I conti non sono eccezionali, faremo deficit extra solo per eventuale cassa-integrazione.
Morale: chi ha il lavoro cerca di tenerselo stretto, ma vanta comunque un’opzione nel caso in cui dovesse perderlo. Chi non ce l’ha, ahilui, può continuare a cercare sperando in un’occasione buona che però non arriva mai, o comunque stenta. C’è infine anche un’ultima categoria che il lavro ce l’ha a rischio, per così dire, per contratto, perciò oggi soffre ancora di più: flessibili, autonomi, collaboratori e Partite Iva. Atipici, insomma; precari. Tutti senza tutele. Nella stragrande maggioranza giovani.
Crisi, Draghi (Bankitalia): “Fuori i prefetti dalle banche”
La saggezza popolare, come sappiamo bene tutti, vorrebbe che si ponessero “rimedi estremi” a quei mali che si presentassero come altrettanto gravi; “estremi”, appunto. Ebbene, la crisi economica che stiamo affrontando sembra sufficientemente estrema, dacché è “La peggiore dall’ultimo dopoguerra” come dicono gli analisti. Ma il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi non ci sta a farla diventare un pretesto, buono a rendere più invasivo il controllo dello Stato sulla finanza (che pure ha dimostrato di non sapersi autoregolamentare granché). È per questo che, durante un’audizione alla Camera dei deputati, ha tuonato: “No all’utilizzo invasivo di osservatori territoriali guidati dai prefetti!”