Il sistema bancario europeo attende da qui a breve l’intervento dei regolatori della Banca Centrale Europea – BCE – che valuteranno le azioni scorrette compiute dai bancari nel corso dell’ ultimo periodo. Una recente ricerca elaborata dagli esperti di una delle più grandi banche svizzere, il Credit Suisse ha stimato che i rischi di sanzioni a cui i banchieri europei sono attualmente esposti ammontano a circa 104 miliardi di dollari, una cifra che eguaglia quella pagata al tempo della crisi dei mutui subprime alcuni anni fa. Ma si ha anche l’impressione che questi calcoli siano abbastanza ottimistici come accaduto in passato, quando le sanzioni arrivarono a toccare il doppio.
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Perché gli stress test voluti dalla BCE sono importanti per le banche
La maggiore delle banche tedesche, la Deutsche Bank, intraprenderà presto un aumento di capitale da circa 8 miliardi di euro, così come saranno costrette a fare entro il mese di giugno anche le banche italiane sottoposte nei prossimi mesi agli stress della Banca Centrale Europea. Ma perché è molto importante per le banche della zona euro ricapitalizzarsi al fine di superare tali stress test?
La BCE presenta i parametri di valutazione delle banche
Si entra ancora di più nel vivo degli stress test a cui saranno sottoposte le banche italiane ed europee da parte della BCE, la Banca Centrale Europea, e l’istituto di Francoforte comunica quale sarà lo scenario in cui verranno valutate le banche. Le banche avranno infatti un periodo di tempo che va da 6 a 9 mesi per coprire il fabbisogno di capitale che emergerà dalle valutazioni.
Banche: Stress Test positivo per le italiane (i voti), 7 bocciate in Europa
Esami… un po’ fuori stagione. Per questo averli superati ha un valore ancora maggiore. Già, perché se nella vita anche il più discolo degli studenti sa bene di doversi “mettere sotto” in vista degli appuntamenti importanti, come le tre prove della maturità, è riuscire a fare bella figura quando capita un’interrogazione all’improvviso che distingue un alunno modello da un altro normale o addirittura del tutto disinteressato. Le banche italiane, istituti che magari non tutti i risparmiatori credevano poter dimostrare tanta solidità, hanno superato l’esame dello stress test con ottimi voti, tanto da essersi meritate il plauso delle istituzioni sia nazionali che continentali.
Vaciago: “Banche, bene stress test e tassa sulle transazioni ma non per gli istituti”
Si sta discutendo molto, e chissà quanto ancora si discuterà al termine del G20 in corso di svolgimento a Toronto (Canada), dell’intenzione – emersa dal Vertice UE – di proporre una tassa sulle transazioni finanziarie agli altri Paesi economicamente più avanzati e di imporre invece un prelievo a carico delle banche attraverso misure che ciascuno Stato membro si è detto pronto a declinare secondo la propria situazione specifica. Registrate le opinioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dei dirigenti delle principali banche italiane, oggi lasciamo la parola a un luminare dell’economia.
Tassare la Banche? ABI contraria, Draghi rilancia con gli stress test
Le banche italiane, su cui “già pesa una pressione fiscale effettiva del 44%, fra le più elevate in Europa, sono contrarie all’introduzione di nuove imposte indipendentemente dalla loro finalità”. E’ la posizione dell’Abi, sull’ipotesi di una nuova tassa europea sugli istituti di credito. Il sistema bancario italiano, si osserva a Palazzo Altieri, “ha retto meglio degli altri ai colpi delle turbolenze dei mercati, come hanno riconosciuto più volte anche esponenti delle Autorità italiane e internazionali, senza pesare sul bilancio pubblico in termini di aiuti per far fronte alle difficoltà”. Il nuovo prelievo “ridurrebbe le risorse del sistema che ha garantito supporto a imprese e famiglie anche con le iniziative dell’avviso comune e della sospensione dei mutui dei nuclei familiari in particolari situazioni di difficoltà”. Dunque una nuova tassa “potrebbe avere effetti sulla capacità di finanziamento all’economia reale”.